DA GER SI “IMPARA” IL MESTIERE DEL CONCIATORE

TRENTA ORE MESSE A DISPOSIZIONE DI 15 DIPENDENTI PER APPRENDERE LE TECNICHE CONCIARIE UTILI PER SUPPORTARE ANCORA MEGLIO I CLIENTI.
SI TRATTA DEL PRIMO CORSO CHE GER HA ORGANIZZATO IN PARTNERSHIP CON L’ISTITUTO GALILEO GALILEI DI ARZIGNANO.

La formazione è un elemento indispensabile per la crescita aziendale. Un’opportunità che ogni imprenditore deve saper cogliere per far sì che la sua realtà aziendale diventi sempre più performante e in grado di intercettare e rispondere in maniera puntuale alle esigenze di ogni cliente. Anche GER, con questo presupposto ha organizzato, in collaborazione con l’Istituto “Galileo Galilei” di Arzignano un corso di formazione dedicato al processo di lavorazione della pelle.
“La formazione rappresenta per noi di GER un punto cardine del nostro percorso aziendale – spiega il Direttore generale, Cesare Dal Monte –. Riteniamo che fare formazione in azienda sia necessario per crescere e offrire nuovi stimoli. Con questo corso, dedicato alle tecniche conciarie, vogliamo riuscire a cogliere anche tutte quelle che sono le problematiche che maggiormente vengono riscontrate quotidianamente durante l’intero flusso da parte dei conciatori e trovarvi soluzione”.
GER ha, dunque, messo a disposizione 30 ore di formazione in cui, con l’aiuto di esperti conciatori e professionisti della pelle, sono stati affrontati, passo dopo passo, tutti i momenti del processo della concia.
Un gruppo eterogeneo formato da 15 dipendenti, tra cui tecnici, commerciali e amministrativi, è riuscito ad immergersi in ogni aspetto di questo processo industriale.
Un corso per apprendere le tecniche di concia che per il gruppo GER si è tradotto in un’opportunità per riuscire, insieme al comparto Ricerca e Sviluppo, a trovare soluzioni. Un mestiere antico, quello del conciatore,
che oggi più di ogni altro ha la necessità di essere supportato dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale per poter rispondere alle richieste di sostenibilità che il nuovo mondo, post pandemia, sempre di più impone.
Il corso è stato accolto con estremo interesse e partecipazione da parte di tutti e 15 i dipendenti coinvolti.
Presto, a partire dalla seconda metà di settembre, altri dipendenti potranno replicare l’esperienza.
“Un momento condiviso che ha visto la partecipazione entusiastica di tutti noi dipendenti – commenta il Responsabile marketing e comunicazione, Maurizio Molon –. Per noi che lavoriamo in questo settore, apprendere le tecniche di concia rappresenta davvero un valore aggiunto. Adesso possiamo essere molto più ricettivi rispetto alle richieste dei clienti e potremo essere in grado di accompagnarli in un percorso di industrializzazione che tenga conto di ogni esigenza e che sia in grado di tradurre in dati ogni singolo passaggio. Restituire in termini numerici ogni fase del processo significa, per noi, riuscire a portare i nostri clienti a realizzare un percorso di reale sostenibilità che gli consenta di efficientare al meglio la produzione e le risorse”

LA CONCIA: “LO SCARTO ALIMENTARE DIVENTA UNA RISORSA SOSTENIBILE E DI GRANDE VALORE”
Angelo Peruffo e Giorgio Magnabosco, insegnanti di tecniche conciarie dell’Istituto “Galileo Galilei” di Arzignano, hanno alle spalle diversi anni di esperienza nel settore della concia. Il primo docente, Peruffo, si è occupato di guidare i dipendenti di Ger nello studio delle fasi di “riviera” e “bagnato”. Il secondo, invece, li ha accompagnati nel percorso di “rifinizione”.
Entrambi i docenti insegnano all’ITIS “G. Galilei”, nato nel 1960, che forma periti tecnici per l‘industria della concia delle pelli, uno dei settori economici strategici della Valle del Chiampo.
“Per svolgere il mestiere del conciatore, e credo che valga per qualsiasi altro mestiere, serve tanta passione – ha commentato Peruffo –. Con i ragazzi con i quali mi interfaccio ogni giorno, quella della passione è una
caratteristica che ritrovo spesso. Gli studenti che decidono di intraprendere questo percorso di studi hanno tutti le idee molto chiare, sono proiettati al futuro e toccano con mano la fattività di un lavoro che per quanto
possa essere duro, è molto affascinante, così come l’idea di trasformare un materiale di scarto, che altrimenti risulterebbe impegnativo da smaltire sia in termini di risorse sia di inquinamento, in un prodotto dal valore
non indifferente”.

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