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Interviste

3 September 2012

Meno volumi più qualità. Pelli ispirate alla natura. Il sogno della Dogi International

Da una produzione di  milioni di  piedi alla lavorazione interamente a mano. Dal prodotto per  la fascia economica a quello per il mercato del lusso, dalla produzione seriale che punta sui volumi a quella che investe sul recupero della manualità e della creatività. 

Il distretto conciario dell’Ovest Vicentino deve reinventarsi e intanto lui ci prova: a gennaio ha inaugurato a Chiampo lo stabilimento della Dogi International, sei dipendenti e un sogno già tradotto in realtà. E’ nata infatti l’ “Indian Summer” collezione di pelli ispirate alla natura, che riproduce sfumature e geometrie delle foglie,  fotografate, essiccate, disegnate sullo stagno, stampate sulla pelle. In magazzino anche un campionario di pelli con i colori della sabbia del deserto e quelli del legno usato, le gradazioni della terra e le diverse tonalità di blu del mare. In testa idee chiare.

Lui è Giancarlo Domirti, amministratore della Dogi International Tecnology Leather, dove il sottotitolo equivale ad un know out di competenze costruito in 30 anni di esperienza come responsabile tecnico di multinazionali e aziende conciarie del distretto più importante d’Europa.

“Il mio sogno sarebbe di fare tutte le pelli a mano: abrase, tamponate, invecchiate, lavorate a cera, trattate con effetto vintage”.

Intanto lavora. Ha aperto l’azienda investendo a tutti i suoi risparmi. Scelta coraggiosa di questi tempi.

“Per anni nel nostro distretto  abbiamo rincorso il guadagno facile, i volumi, i milioni di piedi di pelle. Abbiamo perso manualità e professionalità e innalzato il rischio dell’esposizione finanziaria, sostenuta con leggerezza dalle banche. Adesso è tempo di cambiare. Io sono perito conciario. Ho lavorato per dieci anni alla Basf, la multinazionale tedesca, nella sede vicentina. Erano una potenza: sono quelli che hanno immesso nel mercato il colore indaco, che hanno inventato il polistirolo e l’ammoniaca.  In quegli anni 1997-98 nacque la sperimentazione della concia wet white per cui, a differenza del wet blue non si usava cromo. Audi e Bmw sposarono la campagna salvo scoprire poi che per conciare in bianco si usavano molti più prodotti inquinanti rispetto al blu.

Però si iniziava a pensare alla sfida ecologica.

Esatto. E da allora sono stati fatti passi avanti giganteschi. Dal 1993 si è iniziato a lavorare con i fissativi in acqua, molto più ecologici dei solventi. Io all’epoca ero dirigente al gruppo Poletto e sposai appieno l’idea. Non fu facile: all’inizio l’aspetto della pelle trattata con  fissativi era più “plastico” meno naturale, inoltre il metodo di lavoro diventa più complicato, il tunnel asciugatura più lungo, gli spazi necessari più ampi. Però dopo 10 anni i fissativi hanno soppiantato per l’80% le vernici: un’azienda come la mia oggi  può usare, per fare un esempio, 1 tir di solventi in un anno. Se non fossimo passati ai fissativi ce ne servirebbe 1 al mese, con tutto ciò che comporta in termini di ricadute ambientali.

La ricerca premia

Anche la qualità. Ho vissuto 30 anni nelle aziende e so per esperienza che il cliente esigente, che vuole distinguersi, che richiede l’oggetto bello e prodotto “bene” rispettando l’ambiente non manca mai. Questo settore che studia gli abbinamenti dei colori impreziosisce lavorandole a mano le pelli, non è mai andato in crisi. Non si fanno grandi volumi ma si vende qualità.






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