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Interviste

14 March 2012

Biopolimeri e nanotecnologie: la concia in ricerca

Stefani ChimisNanotecnologie e biopolimeri per la riconcia e rifinizione. Obiettivo: aumentare le prestazioni tecniche della pelle senza perderne la piacevolezza e tenendo in primo piano l’impatto ambientale della lavorazione. Nei laboratori della Stefani Chimis, azienda dei fratelli Stefani -  24 dipendenti nello stabilimento di Montebello – si punta sulla ricerca per produrre riconcianti e ingrassi  più efficaci e sicuri, cercando un approvvigionamento da fonti rinnovabili e mediante filiera corta. “E’ la tecnologia che terrà a galla il settore – commenta Marco Nogarole, responsabile del settore ricerca e sviluppo – senza dimenticare la nostra propensione ed abilità   artigianale”.

Il 2011 come si è chiuso?

Bene nel senso che i risultati sono positivi. C’è stata rispetto al 2010 una lieve flessione del fatturato ma siamo riusciti a mantenere i margini grazie allo sviluppo di prodotti peculiari, di elevata qualità e specializzazione. Nel 2012 si naviga a vista: è alto il livello di allerta, come per tutti gli operatori del settore.

 

Verso cosa si orienta il vostro lavoro di ricerca?

Punti di forza sono le tecnologie per pelli ignifughe e l’idrorepellenti con prestazioni al di sopra della media. La prima  rende la pelle non solo ignifuga, cioè  resistente alla fiamma, ma in grado anche di sviluppare fumo poco denso. E’ dimostrato che in caso di incendio gravi infortuni sono causati soprattutto dalla scarsa visibilità dei fumi densi che non consentono di raggiungere le uscite di sicurezza e dal conseguente soffocamento ed intossicazione . La pelle trattata con i nostri prodotti, destinata per esempio ai sedili degli aerei, dei treni o dei cinema,  da un lato è resistente alla fiamma e si spegne prima di altri materiali, dall’altro sviluppa fumi poco densi e non tossici. E’ frutto di una ricerca lunga, iniziata nel 2006 e conclusa nel 2009. Abbiamo anche aderito ad un bando riservato ai distretti, insieme quindi con altre aziende del territorio, la facoltà di ingegneria dei materiali di Padova e il Nanofab di Mestre per lo sviluppo delle nanotecnologie. Trasferendo questa tecnologia alla pelle abbiamo raggiunto standard di innovazione di eccellenza. In sostanza creiamo un tipo di prodotto che ridefinisce la pelle rendendola  più resistente alle abrasioni e allo sfregamento ma allo stesso tempo traspirante, naturale e piacevole.

 

In che modo la ricerca chimica supporta le richieste di eco compatibilità e produzione green delle aziende?

La Stefani Chimis sta sviluppando in realtà autonomamente un tipo di prodotto  green. Stiamo studiano innovativi, i biopolimeri, sfruttando materie prime che non derivano dal petrolio ma da fonti rinnovabili. In genere si ricavano da scarti alimentari, o da prodotti che non hanno mercato nell’industria alimentare. Vengono presi, ritrattati e riprocessati e trasformati in materiale adatto per la riconcia o l’ingrasso.  I vantaggi ambientali sono notevoli: prima di tutto si cessa di essere dipendenti dal petrolio e si ricavano i materiali da fonti rinnovabili. In secondo luogo si accorcia la filiera e l’approvvigionamento è a chilometri zero. In terzo luogo i prodotti di origine naturale e sono più biodegradabili e di facile smaltimento. Alfine ci si potrebbe approvvigionare localmente svincolandosi da risorse di origine petrolifera. Però è una ricerca made in Chimis,  ipotizziamo di anticipare un trend, ancora non ci sono richieste in tal senso dai clienti E’ probabile che ci si orienti verso processi e prodotti sempre meno inquinanti e di sempre minor impatto ambientale ma non siamo certi. E’ una nostra scelta. Un investimento sul futuro.

 

Quanto il futuro  della pelle è legato alla ricerca?

E’ legato alla ricerca e alla tecnologia e al sapere artigianale. Se il sintetico è un prodotto fatto in serie, la pelle è imprevedibile. Non solo le pelli sono diverse nella stessa partita ma la stessa pelle e differente da una zona all’altra  La pelle è un materiale vivo, che va toccato, annusato di volta in volta. Per fare un buon prodotto non serve solo una ricetta o i prodotti; per farle un esempio si possono avere articoli differenti solo per il fatto che si è utilizzata acqua di processo cinese piuttosto che di Arzignano. Quindi alla ricerca si deve coniugare la maestria artigianale, lo studio del prodotto, la passione e la competenza. La buona pelle non sarà mai un prodotto di serie.

 






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