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Interviste

7 October 2011

Intervista a Giuliano Dal Ceredo: Verso l’estero

Giuliano Dal CeredoGer Elettronica prevede a fine anno il suo miglior risultato storico. Dal Ceredo: «Addio grandi volumi»
«Se dovesse essere confermato il trend del primo semestre, alla fine del 2011 realizzeremo il fatturato più importante della nostra storia».

Giuliano Dal Ceredo, amministratore di Ger Elettronica (azienda specializzata nella produzione di sistemi per la misurazione elettronica delle superfici), lo riconosce: è stato un anno veramente intenso, caratterizzato dallo spostamento dell’asse commerciale verso l’estero, che un tempo rappresentava il 40% del fatturato e oggi invece tende al 60%.

Lo sviluppo dipende soprattutto dagli investimenti effettuati dai grandi gruppi, in primis i brasiliani di Jbs, il cui business si fonda sulla carne e che attraverso la concia delle pelli mirano a valorizzare i loro sottoprodotti. «Stiamo puntando molto sul Brasile, creando quelle strutture di supporto per montaggio e assistenza, che ci permetteranno di rifornire queste holding con programmi a medio e lungo termine. I primi quattro/cinque mesi sembravano altrettanto positivi per il distretto conciario di Arzignano, che invece ha subito una contrazione degli investimenti a partire da giugno- luglio, nonostante i passi in avanti compiuti nella carrozzeria da alcuni dei grandi gruppi locali. Quest’ultima destinazione ha permesso alle aziende di coprire una parte del vuoto lasciato dall’arredamento economico, dove l’Italia non è più in grado di reggere la concorrenza dei Paesi emergenti, per questioni di mercato e anche di approvvigionamento materie prime. La risposta è stata individuata nella valorizzazione delle pelli. Sono finiti i tempi in cui puntare ai grandi volumi, oggi si bada soprattutto alla qualità». Ciò impone ai conciatori di elaborare idee sempre nuove, dalla moda alla casa, con materiali utilizzabili per la pavimentazione o per il rivestimento delle pareti. «Il mercato comunque è cambiato. Da un lato-sottolinea Dal Ceredo – c’è la crescita dei gruppi dì macellazione che aprono concerie; dall’altro uno spostamento della produzione per carrozzeria in quegli stessi Paesi, nei quali le case hanno portato l’assemblaggio delle auto, in particolare Cina e Thailandia, ma anche in Messico e con un ritorno degli Usa».

E l’Africa? «Noi siamo presenti. I fatti accaduti in Nord Africa hanno inevitabilmente rallentato la nostra penetrazione nell’area, avviata con decisione tra Nigeria ed Etiopia. Fa comunque impressione osservare in questi Paesi, dove gli italiani sono arrivati per tempo e tramite importanti investimenti, la capacità di programmazione da parte del governo cinese, che ha avviato politiche di incentivo per le giovani coppie che intendono trasferirsi e che sta comprando non solo aziende ma anche miniere».

La Cina per chi fa macchinari è soprattutto un concorrente. «Tuttavia, anche all’interno di questo grande Paese, chi vuole qualità ha bisogno di tecnologia italiana. Potremmo fare qualcosa in più, se la sopravvalutazione dell’euro non ce lo impedisse».

Novità? «Stiamo rivisitando i nostri prodotti, cercando di ottimizzare i costi ed eliminando allo stesso tempo quelle sovrapposizioni che penalizzano le performance. Un occhio di riguardo va senz’altro al risparmio, sia energetico che d’impieghi, attraverso un economizzatore che opera negli spruzzi e permette di ridurre gli sprechi di vernice. Le nostre macchine possiedono quella flessibilità nel differenziare le impostazioni che ci consente di offrire una risposta ai diversi mercati, da quelli più evoluti a quelli medi». Ecco allora perché, tra un’incertezza e l’altra, il fatturato 2011 potrebbe essere per Ger Elettronica il più elevato di sempre.

 






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