logo ger 2.0

 
 


Interviste

29 August 2011

Etica e ambiente per il new deal della concia arzignanese

Un codice etico, una nuova logica d’impresa, la diversificazione del prodotto, il comparto concia della Valle del Chiampo deve ripartire da capo. E’ il parere di Gabriele Boschetti, titolare della Conceria Laba, produttrice di una vasta gamma di articoli per calzatura e borsetteria, destinati a prestigiose aziende nazionali ed estere della moda.

Allora tutto da rifare?
Dobbiamo fare tesoro del nostro passato, sia per le cose positive che negative. Il nostro distretto è stato leader indiscusso per anni nella produzione della pelle per arredamento, ma purtroppo, noi imprenditori non abbiamo saputo salvaguardare tale “prestigio”. Sarebbe stato opportuno trovare accordi tra gli imprenditori per definire quantità e prezzi, in considerazione del fatto che quella pelle veniva prodotta solo nel nostro comprensorio, in modo da essere noi a dettare le condizioni di mercato. Invece sono stati i clienti ad approfittare della grande concorrenza tra le concerie, ottenendo una politica del prezzo al ribasso, che ha portato molte aziende a fallire e scomparire. Questa è una lezione per il nostro distretto: serve essere uniti, coesi per poter essere più forti contro il resto del mondo.

Boschetti Gabriele

Boschetti Gabriele Amministratore Delegato Conceria Laba Srl

E nel presente, per non scomparire come ci si rilancia?
Molte concerie, dopo essersi certificate, stanno lavorando per automotive; altre lavorano per firme prestigiose, nel settore della calzatura e della borsetteria, altre nel settore dell’arredamento di qualità superiore. La diversificazione è già in atto e che ci fa guardare al futuro con molta fiducia. Il nostro comparto non ha uguali nel mondo: abbiamo l’acqua che rappresenta una ricchezza inestimabile; abbiamo una scuola che deve essere accompagnata, aggiornata, ma rimane un centro di formazione eccellente. Abbiamo tutti i servizi connessi alla concia: aziende che trattano i sottoprodotti delle lavorazioni conciarie, dando a loro un valore aggiunto e altre che ostruiscono macchine per conceria, infine le piccole aziende di terzisti. Abbiamo, infine, un depuratore fra i migliori in Europa. E’ un volano incredibile questo settore.

Che negli anni ha fatto dei passi da gigante, anche in tema ambientale?
Quante bestie vengono macellate nel mondo? Partiamo da questo. Ogni anno vengono macellate circa 1 miliardo di animali di vario tipo per la carne. Cosa succederebbe se non ci fossero le concerie? E’ utile ricordare che la concia trasforma un sottoprodotto in un prodotto pregiato e prezioso, esente da residui nocivi per la salute e indispensabile per tutti. A volte ci si dimentica di questo. Nel nostro distretto si scorda quanto è stato fatto in passato. Qui, a seguito della legge Merli, è stato costruito il primo depuratore unico. Tra il 1998 e il 2002 un gruppo di aziende si prestò ad un progetto sperimentale durante il quale furono monitorate dall’Arpav per la verifica del bilancio ambientale. Nel 2005 con amministrazione e Provincia abbiamo dato vita al progetto Giada, per monitorare la qualità di acqua, aria e suolo e ridurre l’inquinamento, attraverso l’innovazione tecnologica nelle imprese, l’implementazione delle procedure operative per la certificazione ambientale. Nel 2005 è stato sottoscritto un accordo di programma per la tutela delle risorse idriche. Anno dopo anno i dati sono migliorati, fino ad ottenere la certificazione ambientale. Il consorzio conciatori della provincia di Vicenza aveva proposto l’adozione di un codice etico che certificasse il rispetto di principi di responsabilità sociale, sicurezza sul lavoro, diritti dei lavoratori, sostenibilità ambientale, osservanza delle leggi. Il percorso è stato interrotto dopo la bufera sull’evasione fiscale. Credo sarebbe ora di riprenderlo in mano e portarlo a compimento, lasciando a parte il passato e guardando al futuro. Avevamo disegnato un marchio: la Pelle Veneta, per certificare un prodotto di valore per noi, per le generazioni future, per il territorio, un prodotto sostenibile nel senso della responsabilità economica, sociale e ambientale.

E poi il progetto ARS ?
Arzignano salute è lo studio,commissionato al SER, il sistema epidemiologico della Regione Veneto che monitorizza le condizioni di salute della popolazione dell’Ulss n. 5. Lo studio è stato avviato nel 2005, grazie al finanziamento della Fondazione città di Arzignano, sorta nel 2001, con l’obiettivo di favorire la ricerca scientifica con particolare attenzione ai problemi del comprensorio. Nello studio sono stati analizzati i fattori di rischio per mortalità nell’area della Valle del Chiampo e individuate le strategie di intervento sui fattori modificabili. La relazione finale, presentata lo scorso settembre, non ha evidenziato alcun legame fra le attività della lavorazione della pelle e patologie correlate. Non c’è correlazione fra concia e aumento delle malattie. I dati hanno fatto piazza pulita di tanti pregiudizi, di voci nate dall’emotività. Il lavoro testimonia l’attenzione dell’imprenditoria arzignanese nei confronti dell’ambiente.

E nel futuro?
C’è il problema dei fanghi della concia da smaltire che deve essere affrontato senza tentennamenti e con responsabilità. Serve una politica più coraggiosa. Nessuno ha interesse a lanciare bombe nel Paese; qui serve mettersi intorno ad un tavolo, imprenditori, amministratori, sindacati e comitati e affrontare con grande determinazione il problema.






0 Commenti


Be the first to comment!


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>


The Latest