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22 August 2011

Arzignano: progetto di rilancio e valorizzazione del settore concia

Concerie ArzignanoPercepito come settore malsano e sporco, come comparto inquinante su un territorio inquinato, il distretto della concia si ripensa e si rilancia. Serve una nuova immagine, occorre veicolare i punti di forza del settore, parlare con una voce sola. La ripresa passa anche attraverso la comunicazione e il marketing territoriale.

Nell’immaginario comune le concerie sono aziende sporche e malsane, i conciari sono inquinatori e dopo la recente bufera fiscale sono pensati anche come evasori, la manodopera che lavora le pelli è non specializzata e sottopagata, il comparto gioca al ribasso con una feroce competizione sui prezzi. Sono i punti di debolezza nella percezione di un comparto che però da solo produce l’1% del Pil nazionale, uscito con le ossa rotte dalle inchieste giudiziarie e dalla crisi economica mondiale, ha saputo reinventarsi, diversificare il prodotto, confermarsi come capitale della pelle puntando sulla qualità e la specializzazione.
La concia ha dunque bisogno di una nuova immagine, deve guadagnare consenso, riacquistare credito, trasferire all’opinione pubblica, bersagliata solo da notizie sul calo dei fatturati e sulle inchieste, i suoi punti di forza, quelli di un settore, fatto di professionalità specializzate, di tecnologie all’avanguardia, di competenze qualificate, di prodotti di altissimo livello qualitativo. La concia dunque: conoscerla, comunicarla, incontrarla. Sono le parole d’ordine del progetto di valorizzazione del settore che ha preso il via ad Arzignano.

Il piano nasce da un’idea lanciata dalla sezione concia di Confindustria e condivisa da tutti gli attori che ruotano intorno al mondo della concia: il consorzio conciatori della provincia di Vicenza, l’Unic, l’Utiac, Confartigianato, la Camera di Commercio, il gestore del servizio idrico Acque del Chiampo, i componenti del progetto Green Valley.
“Per sapere come reagire è necessario capire la realtà del settore e i suoi punti di forza”, ha detto Chiara Mastrotto, vicepresidente della sezione concia di Confindustria Vicenza e amministratore delegato del Gruppo Mastrotto Spa, leader mondiale nella lavorazione della pelle, presentando il progetto. Per questo la fase uno del percorso sarà un’indagine, eseguita mediante rilevazioni presso l’opinione pubblica e alcuni opinion leaders, con questionari le cui risposte consentiranno di misurare cosa la gente pensa effettivamente delle aziende conciarie del territorio che ne è epicentro.

Lo step successivo sarà il rilancio: visibilità, riconoscibilità, promozione le direzioni da intraprendere. “I punti di forza del settore ci sono, ma sono poco conosciuti – prosegue Chiara Mastrotto – la qualità dei prodotti, per esempio: il distretto fornisce pelli ad aziende leader nel settore moda, pelletteria, calzature, arredamento e automotive; poi la vitalità delle imprese capaci di razionalizzare il lavoro, diversificare la produzione per reagire a situazioni congiunturali difficili, come l’ultima crisi abbattutasi con violenza sul mercato mondiale dal 2008. Soprattutto, dopo gli anni del pionierismo, qui si è compiuto un percorso importante verso la sostenibilità ambientale, si è sviluppata una sensibilità sul tema e delle competenze. Oggi molte aziende hanno certificato come sostenibili i propri processi produttivi, è il progetto Giada, che monitora la qualità di acqua e aria misura ogni anno dati in miglioramento”. In altre parole: il conciatore che non si preoccupava di scaricare nel torrente Chiampo i reflui inquinanti e lavorava nella azienda sporca fa parte del c’era una volta. Oggi i tecnici delle concerie sono professionisti specializzati che girano il mondo, le aziende hanno dipartimenti produttivi all’estero, il distretto è certificato al quinto posto per qualità di acqua e aria nella classifica di Ecodistretti. Il mondo della concia è cambiato ma la gente non lo sa. In un’ottica di web 2.0 il progetto propone quindi un sito internet con modalità interattive per consentire un dialogo con i cittadini e con uno spazio promozionale, una sorta di vetrina on line della “pelle veneta”. E a fianco della comunicazione atteggiamenti e azioni per recuperare credibilità e fiducia delle comunità locali. “L’idea – prosegue Mastrotto – è di aprire le porte delle concerie. Sull’esempio degli eventi “cantine aperte” o “distillerie aperte” vogliamo creare anche “concerie aperte” con visite guidate in azienda, cogliendo così l’occasione di mostrare la lavorazione della pelle, spiegare i processi e le tecnologie, far piazza pulita di alcuni stereotipi su questo lavoro e iniziare il percorso di riqualificazione dell’immagine presso l’opinione pubblica”. Fra le sfide che attendono il settore, e che il progetto appena battezzato intende cogliere, anche l’informazione sull’impianto per il trattamento termico dei fanghi della concia, da valorizzare come infrastruttura utile all’intero sistema economico e produttivo. Anche attraverso un’informazione credibile si riduce la distanza fra il mondo della concia e il suo territorio.






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