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Interviste

21 June 2011

Intervista a Bernardo Finco: “La concia Vicentina in risalita”

Bernardo Finco - Bernardo Finco SpaSituazione altalenante sui mercati dell’approvvigionamento e vita dura per l’export, ma anche una ripresa degli ordini e segnali positivi. Alta tecnologia e concia pulita, un prodotto qualificato e una lavorazione ecosostenibile le armi per il futuro. Così Bernardo Finco, alla guida della Bernarco Finco spa, azienda di Bassano specializzata in arredamento di fascia medio- alta, e consigliere dell’associazione industriali della provincia di Vicenza fotografa la situazione del distretto vicentino della concia.

Qual è lo stato di salute del distretto vicentino della concia ?
I nostri nemici sono due: le tensioni sui mercati dell’ approvvigionamento, con situazioni di caro-grezzo e la debolezza del dollaro, che dà spazio ai mercati alternativi al nostro per il prodotto medio – basso e ci rende difficili le esportazioni extra UE. Ci sono, ad onore del vero, anche segnali di consolidamento e recupero dei livelli pre-crisi. Segnali che naturalmente lasciano ben sperare. La crisi è stata ed è sempre un fattore di cambiamento: in questo caso, in contemporanea, oltre alla crisi della produzione si è verificata la presa di coscienza che c’è chi gioca sporco per restare sul mercato. Ora stiamo a vedere se la giustizia riuscirà a far piazza pulita.
I competitors sono sempre meno le aziende confinanti, sempre più i paesi esterni, Brasile, Cina, Thailandia. Come si mantiene il primato della concia veneta in questo scenario globale?
Noi ci difendiamo con la qualità e la costante creatività. Chi ha creduto nella produzione di massa a basso costo oggi è in affanno. E’ finita l’era dei mobilifici con sconti permanenti che fabbricavano contemporaneamente salotti e cassa integrazione, che davano al consumatore l’idea fuorviante che il salotto in pelle (brutta) potesse costare perfino meno di quello in sintetico. Ci sono stati anni in cui si davano ai consumatori questi input ridicoli, che hanno fatto perdere di vista il valore intrinseco del prodotto-pelle, facendo alla fine disaffezionare il cliente. A livello invece di mercati le concerie devono andare a vendere sempre più lontano. Da anni l’Europa è orientata al sussidio all’agricoltura e si verifica un continuo abbandono del manifatturiero, per cui giocoforza, i prodotti con incidenza di manodopera superiore al 30% non hanno più asilo nei pesi CEE. Fra questi c’è naturalmente il calzaturiero e la pelletteria di fascia media, che era il principale cliente del distretto.
L’innovazione è la strada del futuro. Come si percorre?
Qui idee nuove arrivano ogni giorno. Questa terra è fatta di confronti e scambi quotidiani di esperienze, di sapere pratico, di messe a punto e migliorie continue. Credo che questo faccia parte del nostro retaggio culturale e del nostro modo di essere e non verrà mai meno. La capacità di produrre innovazione viene dall’attenzione ai prodotti ad alto contenuto di tecnologia, per esempio le pelli ignifughe e i prodotti ecologici, con un intervento creativo che consenta di stare al passo con i tempi e le esigenze della moda e una produzione eseguita nel rispetto dell’ambiente. Quello che serve al nostro settore oggi, per cambiare è non solo innovazione nelle aziende ma anche un cambio di marcia politico: occorre una politica più leggera, più attenta e meno interventista, che riconosca che siamo noi a creare occupazione, non lo Stato, noi che supportiamo la forza del made in Italy.






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