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Interviste

1 March 2011

Il Distretto della concia di Arzignano nelle parole del Presidente dell’Ato, il Sindaco di Arzignano, Giorgio Gentilin

Tenere insieme l’attività della concia e la certificazione ambientale, mescolare la produzione e la conservazione del patrimonio naturalistico, unire competitività e innovazione nelle politiche ambientali, sviluppo economico e qualità della vita.
E’ la scommessa del distretto della Valle del Chiampo, cuore dell’industria conciaria italiana, da anni impegnato in un percorso di gestione integrata dell’ambiente.

Distretto della concia fra i più grandi in Europa e primo in Italia, con circa 860 aziende che impiegano 11.140 addetti nella lavorazione di pelli destinate all’industria dell’arredamento, calzaturiera e dell’abbigliamento, e che registra un giro d’affari annuo che supera i tre miliardi di euro, l’ovest vicentino ha raggiunto obiettivi importanti in tema di acqua, aria e rifiuti tanto da classificarsi al quinto posto, su 54 distretti analizzati, nella classifica redatta da Ecodistretti.

Il sistema produttivo locale si è inoltre segnalato, con un punteggio di 9, 4 su 10, per la promozione di strumenti innovativi nella gestione ambientale, nel corso di una ricerca promossa per valutare i sistemi d’impresa omogenei sulla base di indicatori come infrastrutture e servizi per la gestione ambientale, diffusione di tecnologie e certificazioni ambientali, controlli e progetti di innovazione ambientale.

Una produzione che non nuoce all’ambiente, dunque, come conferma Giorgio Gentilin, presidente dell’autorità territoriale d’ambito, l’Ato valle del Chiampo, che riunisce i dieci comuni dell’area: “La sorveglianza ambientale è costante e continua su due fronti: le emissioni in atmosfera e la pulizia delle acque. Dal 2000 ad oggi l’emissione di composti organici volatili, cromo 3 e anidride solforosa, che sono prodotti nell’attività conciaria, è rimasta sempre ben al di sotto dei limiti di legge. Le azioni intraprese, grazie al progetto Giada, nato nel 2001 come emanazione di un progetto Life finanziato dalla Comunità Europea, hanno consentito la diminuzione dell’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, attraverso l’innovazione tecnologica nelle imprese, il miglioramento della tutela del territorio, il coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle politiche ambientali”.

Prevenzione e risanamento le parole d’ordine delle buone pratiche di gestione ambientale, avviate nel distretto dopo i primi anni pionieristici, quando la produzione conciaria di pelli lavorate ha prodotto in alcuni casi clamorosi fenomeni di inquinamento.
Secondo i dati del 2010 pubblicati nel report del progetto Giada, si è registrata una notevole diminuzione dei COV, i composti organici volatili, nei centri urbani della valle del Chiampo direttamente influenzati dalle sorgenti emissive.
Per dare un’idea complessiva se nel 2001 il consumo di solventi era pari a 12.700 tonnellate oggi è di 5.332, il fattore di emissione, ovvero il rapporto fra grammi e metri quadrati, che oggi risulta pari a pari a 46, era 79 nel 2001, 146 nel 1996.
Questo dimostra la capacità di produrre in maniera sostenibile.
L’altro settore sotto attento monitoraggio è il monitoraggio delle acque, in una zona caratterizzata da una fortissima concentrazione di scarichi industriali e civili. – spiega Giorgio Gentilin – L’andamento dei quantitativi di cloruri e solfati, misurato in tonnellate per anno, negli anni dal 2002 al 2010, registra una graduale e costante diminuzione a seguito anche dell’applicazione di alcuni correttivi da parte delle aziende, come i desalificatori per abbattere l’uso di cloruri”.
Si è passati da oltre 40 mila tonnellate all’anno di cloruri e solfati a circa 20 mila. Anche il carico di cromo totale risultata dimezzato nei i valori annui.

La fotografia attuale dello stato dell’ambiente è quindi positiva e da anni l’attenzione costante alla salvaguardia del patrimonio naturalistico è diventata parte del collaudato sistema produttivo della valle. Uno sviluppo compatibile in direzione sempre più green: “il fronte di lavoro per il futuro è duplice – chiarisce il presidente dell’Ato – da un alto c’è da mantenere in efficienza il tubone, ovvero il collettore dei reflui degli impianti di depurazione di Trissino, Montecchio Maggiore, Montebello Vicentino, Arzignano e Lonigo. E’ necessario costruire una tratta di 2 km e mezzo per proseguire il percorso e far sì che scarichi a valle di Cologna Veneta. E’ una priorità anche quella di mantenere in buone condizioni il sistema impiantistico, che comunque ha dimostrato di reggere a forti pressioni anche dopo le eccezionali piogge dello scorso novembre. L’azienda pubblica Acque del Chiampo che si occupa della gestione idrica della zona, è in stato di salute finanziaria e questo significa che può continuare ad investire nel miglioramento e nel mantenimento delle strutture. E’ inoltre in corso con uno studio, in collaborazione con l’università di Milano per il controllo degli odori dei depuratori“.

La seconda direzione è il trattamento dei rifiuti: se i dati confermano quindi un costante miglioramento della qualità di acqua e aria del distretto della concia è sul problema dei fanghi, ovvero gli scarti speciali generati dalla lavorazione che si gioca il futuro del distretto. “E’ stata recentemente nominata una commissione fanghi - spiega il presidente dell’Ato- che dovrà produrre elementi utili alla migliore decisione sul problema del trattamento dei compisti organici e dovrà verificare la possibile introduzione di nuove tecnologie altamente specializzate nei processi di smaltimento. Siamo impegnati senza indugi a cercare una soluzione ottimale per lo smaltimento di questi rifiuti speciali che sia alternativa al loro conferimento in discarica. Stiamo lavorando per selezionare una tecnologia i che sia sostenibile dal punto di vista ambientale, che salvaguardi la salute dei cittadini, e sia praticabile da un punto di vista impiantistico ed economico”.






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